Salktantay Trek senza guida

Il Salkantay Trek è un percorso di quasi 90km che in quattro notti e cinque giorni di sole, neve, rovine Inca, salite, fiumi, ponti, ghiacciai, sorrisi, piantagioni di caffè e di frutta tropicale, rifugi in mezzo al nulla, dolore tremendo alle gambe, foglie di coca, lacrime, sveglie alle 5.30 del mattino, sei strati di coperte e birra Cusqueña, ti porta al Machu Picchu.

Il Salkantay Trek è il sentiero più radical chic, un’alternativa al più famoso e costoso Cammino Inca, che costa sui 1000 euro e che invece va fatto assolutamente con una guida. Il Salkantay Trek senza guida invece si può fare. Se scegli di farlo con un’agenzia, quindi ritrovarti in un piccolo gruppo di una decina di persone, costa sui 500 euro, comprende pasti, sherpa, rifugi, ingresso al Machu Picchu. E spesso permette di dormire nei “Dome”, quegli Igloo, da cui si vede il cielo.

Io che non voglio parlare con nessuno mentre cammino, perché un giorno di trekking è come 10 sedute di terapia, l’ho fatto da sola. Una volta arrivato a Cusco, le agenzie ti sconsigliano di farlo da sola, giustamente devono lavorare anche loro. Pochi sanno che si può fare in autonomia, però secondo me, si può e si deve. Perché se lo fai da solo, dormi a casa delle famiglie che si sono organizzate con rifugi a volte alla buona: un letto, un bagno e un pasto caldo e a volte alla perfezione, con cene buonissime e letti super morbidi.

Come funziona

Io prima di partire, ho studiato il percorso, deciso più o meno in che tappa volevo dormire e chiamato direttamente le famiglie. Ho letto recensioni, indicazioni di chi c’è stato, visto foto, letto blog e cercato numeri di telefono e contatti su Google, su Booking e persino su Airbnb. Si può tranquillamente organizzare qualche giorno prima, si trova sempre posto. Anche perché, se una famiglia non ha posto, sicuramente il cugino del fratello ha un letto disponibile e un pasto caldo.

Il sentiero è ben segnalato e parti dal lago Humantay, su cui si riflette la montagna, passi per il Salkantay, i villaggi, saluti i local che vivono in montagna, attraversi un ponte con una carrucola improvvisata, arrivi a LLactapata, una vetta da cui si vede il Machu Picchu e ti commuovi, percorri le rotaie che portano ad Agua Calientes e il giorno dopo visiti la città perduta degli Inca.

DAY 1: Cusco – Laguna Humantay

Partenza da Cusco alle 10 del mattino. Salgo su un mini-van che parte quando è pieno. Qui il concetto di tempo è relativo. Durata del viaggio circa tre ore. Costo 20 soles (5 euro). Arrivo a Mollepata. Salgo su un taxi che in 45 minuti mi porta a Soraypampa. Inizio del cammino. Costo 30 soles, perché lo condivido con due francesi, scappati di casa pure loro. Molti si svegliano alle 3 di notte per prendere il minivan da Cusco all’inizio del sentiero, quando invece puoi tranquillamente partire alle 10 del mattino, come ho fatto io, bella riposata. Queste partenze nel cuore della notte, non le ho mai capite.

Secondo me, puoi partire con calma perché il primo giorno si cammina poco, ma quanto basta per spaccarti i polmoni a 4500 metri. E inoltre puoi partire da Soraypampa, invece che partire da Mollepata. In questo modo ti risparmi tre ore di cammino in salita in una strada sterrata piena di mini-van che fanno avanti e indietro con i turisti. Che a me è sembrato pericoloso, oltre che brutto. Inizierai il tuo cammino intorno alle 14.30-15 e ci vogliono circa tre ore, per vedere la Laguna Humantay e tornare nel rifugio. Un lago verde e azzurro che riflette la montagna innevata. Io l’ho trovato deserto, perché tanto si svegliano tutti all’alba per vederlo tutti nello stesso momento. E poi si svuota. È ora di farsi una doccetta in un bagno esterno, senza riscaldamento, una cenetta a base di spaghetti al dente e dormire alle 8.30 di sera, perché si gela e sono stanca.

Il rifugio della prima notte l’ho trovato su Airbnb. Devo dire che non ci sono molte opzioni disponibili, perché i rifugi più belli, quelli in stile Dome sono in mano alle agenzie. Se devo essere sincera, non ho mangiato benissimo e le camere e il bagno sono molto spartani e per dirlo io, vuol dire che è vero. Considera che se non trovi di meglio, va benissimo questo. I proprietari sono fratello e sorella e sono gentilissimi. Inoltre puoi anche farti timbrare il passaporto con il timbro del Salkantay Trek.

Costo della giornata 120 soles, circa 30 euro
Chilometri percorsi: 7km
Rifugio: Humantay Sky Lodge

DAY 2: Laguna Humantay – Chuallay

Sveglia alle 5.30 del mattino, c’è già luce. Colazione a base di caffè e uova. Oggi è giorno del Salkantay, la montagna che dà il nome al trekking, ben 6272 metri. Il passo è “solo” a 4800. Vuol dire che oggi è il giorno più difficile. Le prime tre ore sono durissime. Si cammina tanto e si sale. E non si respira. Però è bello. Poi chilometri e chilometri infiniti, per fortuna quasi in pianura. Arrivo a Chuallay stremata e con la frontale. Ormai sappiamo che il sole tramonta alle 18. La signora che mi ospita è un po’ scontrosa. E si indigna quando le chiedo un asciugamano. Anche in questo caso, devo dire che il dormire e il mangiare non sono granché. Nelle prime due tappe, non ho trovato granché e quindi mi sono accontentata, mentre il terzo giorno ho trovato il rifugio più bello del mondo. Io ho dormito veramente ovunque, ma ci sono dei posti che sembrano più o meno accoglienti. Spesso questa sensazione corrisponde al livello di pulizia e anche a quel tocco di casa che alcuni host, anche i più umili, sanno dare.

Costo della giornata 90 soles, circa 25 euro.
Chilometri percorsi: 22km
Rifugio: Samana Wasi Hostel

DAY 3: Chuallay – Llactapata

Oggi è il giorno delle piantagioni di caffè e delle piantagioni di Frutto della passione e del Tumbo. Durante il cammino, ti fermi a mangiare i frutti tropicale e a bere il caffè. Bello, vero? È anche il giorno in cui un pezzo del sentiero è crollato per la pioggia e quindi devi attraversare il fiume e fare un pezzo sulla strada. E come attraversi il fiume? Con una carrucola. Sospesa sul nulla. Meno male che c’erano altri tre pellegrini così ci siamo tirati a vicenda. Oggi il percorso può fermarsi alle 3 del pomeriggio a Lucmabamba. Ma perché non farsi altre tre ore di salita per vedere il Machu Picchu dalla montagna di fronte? La cosa che mi è piaciuta di più è stata la sera passata a Llactapata, una tappa opzionale, ma secondo me irrinunciabile, per altre tre ore di salita, gratuite.

Nel rifugio c’è una signora che ti accoglie con un sorriso bellissimo. La doccia è calda, il luogo è remoto e quando dico remoto, significa che le prime altre case sono a tre ore a piedi. La signora mi chiede se voglio una Cusqueña e mi prepara i pop corn per l’aperitivo. Daiiiii. Anche da lei, come nelle altre famiglie, dormire, colazione e cena costa meno di 30 euro. Per cena mi ha preparato una vellutata di verdure guarnita con l’avocado fresco e uno spezzatino con verdure. La saluto con un abbraccio e di nuovo mi commuovo. Non la voglio salutare. Voglio restare qui a Llactapata. Ma un po’ come la metafora di questo viaggio, m’incammino verso una nuova meta.

Costo della giornata 120 soles, circa 30 euro.
Chilometri percorsi: 22 km
Rifugio: Llaqtapata Lodge

DAY 4: Llactapata – Aguas Calientes

È arrivato il momento di avvicinarsi al Machu Picchu. Destinazione: Aguas Calientes, la cittadina da cui si parte per visitare la città perduta. Una cosa che mi ha incuriosito è che ad Aguas Calientes puoi arrivarci solo in treno o a piedi, come nel mio caso. Altra cosa che mi ha incuriosito è che ci arrivi camminando per tre ore sulle rotaie. Poi quando senti il fischio del treno, ti sposti. Una volta passato il treno, riprendi il tuo cammino sulle rotaie.

All’arrivo ad Aguas Calientes la mia prima tappa è la farmacia per un ibuprofene perché non sento più le gambe, la seconda l’hotel per la doccia e la terza la pizza, per festeggiare. In fondo il trekking è quasi giunto alla fine. Aguas Calientes è un posto terribile, sembra Disneyland dove non sono mai stata. Luci, rumori e tutti vogliono venderti qualcosa. Che poi che stiano calmi, tanto noi turisti compriamo lo stesso. Qui c’è l’imbarazzo della scelta, per dove dormire, dove mangiare. Oltre che sembrare un luogo orribile, sembrerà anche carissimo e forse lo è. Io ho dormito in un luogo semplice. Dalla stanza si sente il rumore del fiume che ti accompagna tutta la notte.

Costo della giornata 200 soles, circa 50 euro.
Chilometri percorsi: 18 km
Hotel: Terrazas del Inca

DAY 5: Machu Picchu

È il giorno del Machu Picchu e lo racconto qui. Nel frattempo, ti dico solo che non serve svegliarsi alle 3 del mattino per entrare al Machu Picchu. Anzi è sconsigliato. Ho capito una cosa fondamentale. Che tutti si accaniscono ad andare all’alba nei posti più belli del mondo. Pensando che non ci sia nessuno. Però ci sono tutti. Quindi ho deciso che me la prendo comoda, niente levatacce e mi godo il posto solo per me. Non dirlo a nessuno. Io ad esempio, ho notato che il momento più calmo e con meno gente è alla chiusura. Alle 14 è l’ultimo ingresso e la maggior parte delle persone ha terminato il giro. E di fatto ci sono alcuni scorci, dove sei da solo, nella città perduta.

Ricordo anche un paio di informazioni fondamentali per il biglietto di ingresso. Si compra solo al Ministerio de Cultura a Cusco oppure. a Aguas Calientes. Prenotare un servizio di guida è consigliato. Altrimenti sono solo una serie di pietre famosissime da ammirare. La guida si può contrattare qualche minuto prima di entrare, ad Aguas Calientes.

Quanto costa

Salkantay Trekking, spesa totale 150 euro, compreso qualche Gatorade, birra e i pranzi al sacco. Escluso l’ingresso al Machu Picchu. Totale chilometri percorsi a piedi fino ad Aguas Calenties: 74km. Poi per raggiungere il Machu Picchu vanno aggiunti altri chilometri, senza considerare quelli che si percorrono all’interno della città perduta. E quindi si arriva facilmente a 90 km.

Cosa ho mangiato

Per quanto riguarda i pranzi, mi sono organizzata così. Prima di partire ho comprato un po’ di cioccolata, frutta secca, frutta disidratata, 3 avocado, una mini forma di formaggio stagionato. Preso tutto al mercato San Pedro di Cusco. Il mercato vende prodotti ottimi ed economici. A colazione mangiavo quello che mi preparava la famiglia, di solito caffé e uova. Prima di alzarmi da tavola, arraffavo il paninetto buonissimo e lo avvolgevo in un tovagliolo per il pranzo. Verso le 13 mi fermavo in un bel posto e con il coltellino mi preparavo il panino con avocado e formaggio. Poi frutta disidratata e cioccolato, ciao. Se hai voglia di un pasto caldo, considera che troverai sempre qualche “ristorante” o negozietto aperto.

La sera ho mangiato nelle famiglie e devo dire che a volte si mangia bene e a volte, no. Come quando mi hanno preparato gli spaghetti. Ma dico io, fammi una roba tipica peruviana, che ti riesce bene! No, spaghetti e pure spezzati. Stavo per chiamare la polizia della pasta, ma in mezzo al nulla non sarebbe arrivata. Io dico sempre che sono vegetariana quando non posso scegliere tra le portate di un menù. Anche in aereo scelgo il menù vegetariano. Questo per evitare sorprese di carne o pesce che potrebbero impressionarmi e anche perché di fatto sono praticamente vegetariana. Ma è un consiglio che mi sento di dare a tutti, soprattutto in luoghi dove la care (o il pesce) potrebbero non essere di qualità.

Lo possono fare tutti?

Fallo solo se sei allenato. È dura, a quasi 5 mila metri non hai fiato.Meno male che più ti avvicini al Machu Picchu e più scendi. Di altitudine. Io il quarto giorno, ho dovuto prendere un ibuprofene, perché ad ogni passo mi facevano male le gambe. Il mio consiglio è masticare incessantemente foglie di coca e se pensi di non farcela il secondo giorno, che è il più duro, puoi sempre salire su un mulo per trovare un po’ di sollievo. Naturalmente a pagamento.

Dove dormire

Come sappiamo le agenzie ti sconsigliano di farlo da solo,  ma si può e si deve fare, senza guida. Io ho fatto una ricerca su Google, capitando sui siti in inglese e in spagnolo di altri viaggiatori che lo hanno fatto da soli. Quindi ho scritto un messaggio WhatsApp ai rifugi che mi hanno risposto piuttosto rapidamente con foto e prezzi. Poi c’è anche gente che non prenota niente. Parte e lungo il cammino chiede direttamente nei rifugi alle famiglie se c’è posto per dormire e per mangiare nei rifugi. Se la risposta è no, il cugino del fratello ha sicuramente posto. Non tutti i rifugi saranno perfetti e non tutte le famiglie saranno gentili.

Qualche giorno più tardi, scoprirò che molti agricoltori hanno abbandonato i propri campi per lavorare nel turismo, molto più redditizio. Presi dalla foga del Machu Picchu. Questo è il motivo per cui non tutti sono professionali, perché non è il loro settore. E mi è capitato in Perù di sentirmi un dollaro che cammina. C’è tanta corsa all’oro.

Cosa portare

Lo spiego per bene, perché tutti erano sotto shock quando mi incontravano con lo zainetto piccolo, da 20 litri. Che è il kit che preparo ogni volta che faccio un trekking in montagna per qualche giorno.

Veramente non serve niente:

  • 5 Mutandine
  • 4 Magliette,
  • Leggings termico
  • T-shirt termica come pigiama
  • Bastoncini da trekking
  • Luce frontale
  • Coltellino svizzero
  • 2 paia di calzini
  • Piumino pieghevole
  • Occhiali da sole
  • Crema solare
  • Spazzolino
  • Dentifricio
  • Sapone
  • Shampoo
  • Pettine
  • Berretto per il sole
  • Cuffia per il freddo
  • Power bank
  • Caricabatterie
  • Auricolari
  • E-book
  • Passaporto
  • Portafoglio
  • Burro cacao
  • Fazzoletti
  • Salviette deumidificate
  • Spray disinfettante
  • Tutto nella sacca sottovuoto Decathlon.

Ho incontrato alcune persone con lo zaino grande affaticate, a 4800 metri che mi guardavano come se fossi matta o un genio. Ho visto gente, rinunciare al trekking per il troppo carico. Davvero, a parte l’intimo e due magliette cosa ti devi portare? Chi sceglie, invece, di partire con un’agenzia, può contare sull’aiuto dei cavalli. A me l’idea fa un po’ di tristezza.

Riflessioni finali

Mi sento orgogliosa di averlo fatto da sola, nonostante mi sia stato sconsigliato. Non perché pericoloso, ma perché pare che veramente in pochissimi sappiano che si può organizzare da soli. Io non sono tanto per i tour organizzati, li scelgo quando sono davvero la unica opzione per raggiungere luoghi remoti. E quindi cerco di organizzarmi sempre da sola, con tutti gli imprevisti del caso. Ma vengo ripagata dal contatto con i local, che mi aiutano sempre e forse mi stimano per averci provato. Parlare spagnolo fa la differenza in tutto: nei prezzi e nell’organizzazione.

Poi mi piace essere sempre l’unica in mezzo al nulla o in mezzo ai local. Ho imparato a organizzarmi da sola, senza tour e senza agenzie con l’esperienza, prendendoci la mano. Tutto questo per dire, che vanno benissimo i tour, i viaggi di gruppo, le agenzie, i ritiri. Per poi scegliere cosa è più adatto a te.

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